Comune di Bioglio - Primo piano

mercoledì 22 novembre 2017    
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Sito delle Rondolere

I territori che Bioglio possiede nell’alta Valsessera fanno da scrigno ad un patrimonio di grande valore storico e culturale; infatti, gli scavi archeologici condotti recentemente da Antropologia Alpina di Torino, con la supervisione della Soprintendenza per i beni Archeologici del Piemonte, hanno portato alla luce un insediamento archeometallurgico della fine del XVIII secolo, destinato al trattamento della magnetite, un minerale di ferro particolarmente ricercato.
Il sito si estende per oltre 250 metri per la presenza di ingenti opere di canalizzazione. Tutte le strutture rivelate dagli scavi sono state oggetto di un accurato restauro conservativo. Le installazioni comprendevano: un alto forno (ricostruito quasi interamente utilizzando esclusivamente materiali provenienti dagli scavi sulla base di documenti e manuali tecnici dell’epoca), un maglio a coda a due manici, un forno di affinazione della ghisa prodotta nell’alto forno, una forgia, una ruota idraulica e altre strutture legate al ciclo produttivo della ghisa e dei suoi derivati. Gli impianti permettevano di effettuare tutte le fasi di lavorazione, dal minerale al prodotto finito (utensili in ferro). Oggi questo sito è recintato e visitabile al pubblico ed è raggiungibile dal sentiero, che parte dalla Piana del Ponte ed è intitolato a Giovanni Battista Rei di Bioglio, concessionario della miniera nel 1784.

Proseguendo questo sentiero si possono osservare le due gore , in parte scavate ed in parte ed in parte costruite, che portavano a Rondolere l'acqua del Sessera al fine di produrre la forza idrica necessaria all'azionamento del maglio a coda e delle macchina soffianti. Possiamo notare come già nel 1800 avessero una mentalità pragmatica, imprenditoriale e protoindustriale, infatti l'ubicazione del sito non è casuale ma è posto in un luogo non soggetto ad inondazioni dove era comodo far confluire l'acqua e il minerale proveniente dalle sovrastanti miniere e dove era abbondante il legname necessario per la produzione di carbone atta a dare avvio ai trattamenti termici(riduzione di magnetite, affinazione della ghisa fucinatura e forgiatura a caldo del ferro); inoltre non è da sottovalutare la complessità dalle installazioni. Il lavoro era stagionale e coinvolgeva un numero di persone abbastanza ridotto (meno di 10 operai specializzati), che probabilmente abitavano sul posto. Nonostante l'ampiezza delle risorse impiegate, l'installazione metallurgica resta attiva per meno di trent'anni scanditi da tre fasi di ammodernamenti tecnologici. Già nel 1813 venne addossato al alto forno ormai inattivo un edificio ad uso pastorale.
Con i suoi impianti sostanzialmente non più modificati dopo l'inizio del XIX secolo, Rondolere costituisce la rara testimonianza materiale di un completo ciclo produttivo protoindustriale.

Il maglio a coda è una macchina idraulica che è impiegata in diversi compiti : spaccare i lingotti di ghisa destinati al forno di affinazione, tirare a caldo massi informi per trasformarli in masselli regolari, modellare a caldo i masselli per ricavare semilavorati o oggetti finiti.
Il dislivello presente tra il serbatoio in cui veniva raccolta l'acqua del Sessera e il maglio produceva una cascata, opportunamente incanalata in una conduttura aera in legno che azionava una ruota idraulica a pale, collegata all'estremità di un albero a camme. Il meccanismo messo in atto permetteva alla mazza battente di ferro di comprimere ripetutamente il pezzo di ferro riscaldato in corso di lavorazione. Negli incavi alla sommita dei montanti alloggiava un sistema di leve che controllava una paratia esterna: regolando la quantità d'acqua in caduta sulla ruota, si modificavano la velocità di rotazione dell'albero e la frequenza delle battute del maglio.

Un alto forno trasforma la magnetite estratta da l versante di Pietra Bianca in ghisa, che viene poi convertita in blocchi di ferro (masselli) negli edifici adiacenti, dove la compresenza del maglio a coda e di una forgia permetteva di portare la lavorazione al prodotto finito, ma non solo, infatti nella miniera si riciclavano e riparavano anche ferri usurati.
La rotazione dell'albero a camme e che solleva i due magli e la ventilazione forzata dei forni (data da una macchina soffiante idroeolica) e della forgia sono ottenute sfruttando la forza idraulica derivante dal convogliamento delle acque del Sessera.
L'alto forno è un forno a tino in cui avviene la riduzione degli ossidi di ferro per ottenere la ghisa.
Gli alti forni primitivi, come questo, erano addossati al pendio, per favorire l'accesso alla bocca in cui si scaricavano il minerale, il combustibile e il fondente (pietrisco calcareo).

La piattaforma di caricamento alle spalle dell'edificio è un manufatto costruito utilizzando sabbia non strettamente locale. La sua base è percorsa da un canale di drenaggio che contorna l' alto forno che già nel XVIII secolo era un installazione complessa: le varie strutture e la scelta dei materiali edilizi consentivano di evitare la dispersione del calore e l'infiltrazione dell'umidità.
Per convertire in ferro la ghisa, occorre eliminare il carbonio in eccesso, che si è legato al ferro durante il processo di riduzione nell'alto forno, e altre impurità (silicio e magnesio).

Per ottenere ciò, il lingotto di ghisa, spaccato in pezzi più piccoli con il maglio, viene nuovamente riscaldato nel forno di affinazione, dove riceve una forte corrente di aria compressa. L'operazione consente di ottenere un metallo con la giusta percentuale di carbonio che può essere modellato a caldo sotto il maglio con produzione di blocchi di forma e peso variabili che saranno successivamente trasformati in oggetti finiti. La ventilazione forzata avviene con la stessa macchina utilizzata per l'alto forno.
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